Gli occhi difficilmente mentono ecco il perché | il linguaggio del corpo PARTE UNO

Il linguaggio del corpo | cosa comunicano i tuoi occhi


Il sistema cinesico studia il linguaggio del corpo. Il nome di questa scienza, cinesica, è stato ideato negli anni cinquanta da Ray Birdwhistell un antropologo americano. Il sistema cinetico comprende quindi tutti i movimenti degli occhi, la mimica facciale e i movimenti del corpo che di seguito verranno analizzati nello specifico. È molto importante sapere che i movimenti che facciamo con il corpo producono e trasmettono significanti.

Ovviamente è giusto fare una premessa che vale in generale con il linguaggio non verbale. Parliamo della “regola delle tre c” che serve a decifrare il linguaggio del corpo ed stata proposta da James Borg ed Allan Pease:


Complesso

I gesti che una persona fa si compongono in gruppi o insiemi e di conseguenza un unico gesto in sé non può rappresentare l’atteggiamento generale. Considerare un solo gesto può risultare un errore, ad esempio se una persona si gratta il naso può significare che sta mentendo ma se il gesto non è inserito in un contesto può anche significare nulla, magari gli prudeva solo il naso. Quindi è necessario osservare l’insieme di tutti i gesti.


Coerenza

Bisogna osservare la coerenza fra messaggi verbali e non verbali. Quando si verifica una discordanza fra un messaggio orale e uno corporeo allora si fa affidamento solo sull’ultimo. Un esempio è quello di Freud: durante una seduta con una paziente che stava descrivendo il suo matrimonio come felice, lo psicoanalista osservò come la donna si sfilava e poi infilava la fede al dito, questo è un sintomo di stress.


Contesto

L’interpretazione del linguaggio del corpo dipende anche dal contesto in cui avviene la comunicazione non verbale. Ad esempio se vediamo un uomo che sta seduto con le gambe incrociate, il viso rivolto verso il basso, le braccia incrociate tenendo le mani sotto le ascelle, sembrerebbe un atteggiamento difensivo, ma in una notte molto fredda significa semplicemente che quell’uomo ha freddo e tenta di riscaldarsi.


MOVIMENTI DEGLI OCCHI


Parliamo prima di tutto dei movimenti degli occhi, infatti il contatto visivo è una componente molto importante della comunicazione non verbale. Nel contatto visivo fra due persone vi sono molteplici significati, si passa dal voler comunicare interesse ad un messaggio di sfida. Ovviamente sia il contesto in cui avviene la comunicazione che l’aspetto socio culturale influenzano anche questo elemento del linguaggio non verbale. Lo sguardo ha una forte importanza comunicativa, tanto che negli anni è entrato anche a far parte di molti modi di dire come “lo avrebbe ucciso con lo sguardo”, “aveva una luce particolare negli occhi”, “guardare in cagnesco”, “uno sguardo sfuggente” o “uno sguardo affascinante”, “guardare con la coda dell’occhio”e tanti altri.


Le pupille si dilatano e si restringono in base alla quantità di luce a cui sono esposti. Ma questo accade anche se una persona vede qualcosa che lo eccita o lo spaventa, infatti le pupille si dilatano più di quanto dovrebbero nelle condizioni di luce presente nell’ambiente e offrono delle informazioni all’interlocutore. Quindi la dilatazione delle pupille dovrebbe mostrare le vere intenzioni dell’interlocutore, se si guarda due innamorati si noterà che le loro pupille sono dilatate, questo è un messaggio che il corpo invia a chi ha di fronte.

Gli occhi riescono a generare molteplici sguardi nel giro di poco tempo e questo li rende un ottimo canale comunicativo.


Come si comporta lo sguardo?

Solo quando due interlocutori si trovano faccia a faccia si comincia una vera e proprio comunicazione. Quando una persona si trova a parlare con un'altra può accadere che si trovi perfettamente a suo agio con l’interlocutore o al contrario che provi disagio. Questo dipende dalla quantità di tempo in cui la persona fissa l’altra e riesce a sostenere il suo sguardo. Infatti lo sguardo di qualcuno che sta mentendo o che sta nascondendo qualcosa incontra gli occhi dell’interlocutore per meno di un terzo del tempo. Se lo sguardo invece viene mantenuto per più di due terzi di tempo può voler dire due cose: la prima è che questa persona trova il suo interlocutore interessante o affascinante, in questo caso oltre allo sguardo intenso avrà anche le pupille dilatate; la seconda è che è ostile verso l’interlocutore e potrebbe essere una sfida non verbale, in questo caso le pupille si restringono.


Secondo lo psicologo inglese Michael Argyle, un ricercatore che è stato tra i primi a condurre studi sulla psicologia sociale e sulla comunicazione non verbale, nella maggior parte delle culture se si vuole instaurare con l’interlocutore un rapporto che sia valido e alla pari, si deve incrociare lo sguardo per il 60-70% del tempo, questo atteggiamento induce nell’altro apprezzamento. Quindi è ovvio che quando si ci trova a comunicare con una persona timida o nervosa che incrocia lo sguardo solo per meno di un terzo del tempo, si provi diffidenza nei sui confronti. È meglio che una persona eviti di portare gli occhiali con lenti scure quando si fa una trattativa, perché l’interlocutore può pensare che lo stia fissando.


Può inoltre accadere che chi parla distolga lo sguardo ogni tanto per poi riprendere il contatto visivo e lo fa per capire se chi ha di fronte lo sta ascoltando o meno e per capire se è ancora interessato al discorso e lo sta comprendendo. Chi ascolta una conversazione dimostra che ne è interessato mantenendo il più possibile la frequenza del contatto visivo. Invece l’ascoltatore dimostrerà di non essere interessato alla conversazione e quindi annoiato, oppure disorientato, o in disaccordo con quanto detto se il contatto visivo si ridurrà al minimo. Se invece chi ascolta è intento a guardare costantemente da un’altra parte allora significa che è intervenuto un qualsiasi fattore serio che ha fatto sì che l’attenzione si interrompesse del tutto.


Ovviamente come per la maggior parte del linguaggio non verbale anche il fattore sguardo è condizionato da fattori socio-culturali. Ad esempio i popoli dell’Europa meridionale hanno un’intensità di sguardo che può essere offensiva per altri popoli. I giapponesi guardano il collo quando parlano e non il viso. Quindi prima di arrivare a conclusione affrettate tutto ciò è da prendere in considerazione.


Dove dirigere lo sguardo?

Oltre al tempo è anche importante considerare dove una persona guarda l’altra durante la comunicazione e su quale parte del viso e del corpo è diretto lo sguardo. Infatti anche questo è un segnale molto importante che viene percepito nella comunicazione non verbale e che la influenza. In base a degli esperimenti condotti sullo sguardo, i tipi di sguardo sono principalmente tre:


Sguardo di potere o degli affari. In questa tipologia, lo sguardo si concentra su una particolare zona del volto, bisogna infatti immaginare una specie di triangolo sulla fronte dell’interlocutore. Se si riesce a mantenere lo sguardo fisso in questa zona del viso allora si istaura un’atmosfera di serietà, grave, quindi a chi si ha di fronte arriva il messaggio che si hanno intenzioni concrete. Lo sguardo di potere si utilizza quando si vuole detenere il controllo della conversazione, si deve tenere lo sguardo al di sopra degli occhi nel triangolo immaginario.


Sguardo sociale. Questo tipo di sguardo scende al di sotto del livello degli occhi, in questo modo si ha un’atmosfera sociale. In questo caso il triangolo delimitato in cui lo sguardo si muove si trova tra gli occhi e la bocca. In questo caso l’ambiente è considerato non “minaccioso”.


Sguardo intimo. In quest’ultima tipologia lo sguardo si muove sull’interlocutore tra gli occhi e la parte inferiore del corpo. Precisamente negli incontri ravvicinati, accade che lo sguardo si muova dagli occhi al petto dell’interlocutore; mentre negli incontri a distanza lo sguardo va dagli occhi all’inguine o più in basso. Se tra due persone si utilizza questo sguardo intimo è per comunicare che vi è dell’interesse, se l’interlocutore ricambia allora è interessato.


Se una persona chiude gli occhi mentre parla compie il gesto incoscientemente. Questo avviene perché sta tentando di escludere l’altro dalla sua vista, lo fa perché o è annoiato o non si interessa chi ha di fronte, oppure si ritiene superiore. Gli occhi vengono chiusi per un secondo o più. Nel caso in cui una persona si senta superiore al suo interlocutore, non solo chiuderà gli occhi ma contemporaneamente piegherà la testa all’indietro e così facendo lancerà un’occhiata lunga. Questo in sostanza viene definita come la classica “occhiata dall’alto in basso”. Se capita durante una conversazione di avere di fronte qualcuno che chiude gli occhi è probabile che il tipo di approccio comunicativo adottato sia sbagliato, è meglio quindi cambiarlo.



Lo sguardo serve anche a gestire la regolazione dei turni quando si conversa, quindi può essere un segnale di appello. In una conversazione faccia a faccia può fungere da: sincronizzatore per evitare che vi siano sovrapposizioni e quindi agevolare l’avvicendamento dei turni; segnalazione per mostrare quali sono le proprie intenzioni; monitorare cioè controllare la conversazione.

Andrea Zagato | ANIMA  | P.Iva 09723050960 | Via San Cristoforo, 44 Saronno (VA) | Privacy & Policy