
30 giu 2026
Il deskilling: quando l'IA impoverisce le competenze
In occasione dell'incontro organizzato da Federmanager Alessandria ho avuto l'opportunità di parlare a dirigenti e manager di uno dei nodi più delicati della trasformazione digitale: il rapporto tra Intelligenza Artificiale e competenze delle persone. Il tema di fondo è semplice da enunciare e complesso da gestire: l'IA può potenziare il lavoro dei team oppure impoverirlo, e a fare la differenza non è la tecnologia in sé, ma l'ambiente che le costruiamo intorno.
Il deskilling: quando l'IA impoverisce le competenze
Con "deskilling" si intende la progressiva perdita di competenze che si verifica quando deleghiamo all'IA attività cognitive senza più allenare le nostre. Se il professionista smette di ragionare, verificare, scrivere o decidere perché "tanto lo fa lo strumento", il rischio non è teorico: nel tempo si atrofizzano proprio le capacità che rendono prezioso il suo contributo.
Il paradosso è evidente: una tecnologia nata per aumentare la produttività può finire per indebolire il capitale umano dell'azienda, se viene introdotta senza criterio.
Non è colpa dell'IA, ma dell'ambiente in cui la usiamo
Il punto centrale del mio intervento è stato proprio questo: il deskilling non è un effetto inevitabile dell'Intelligenza Artificiale, ma la conseguenza di un'adozione mal progettata. Quando si consegnano strumenti potenti alle persone senza formazione, senza regole d'uso e senza ripensare i processi, l'IA diventa una scorciatoia che spegne il pensiero critico invece di stimolarlo.
Creare un ambiente proficuo significa l'esatto contrario: definire dove l'IA supporta e dove la persona deve restare protagonista, mantenere il controllo e la verifica umana sulle decisioni, e trasformare l'adozione in un'occasione di crescita delle competenze, non di delega passiva.
Technostress e FoMO-AI: gli altri costi nascosti
Accanto al deskilling ho affrontato altri due fenomeni che pesano sui team. Il technostress, cioè la fatica psicologica generata da strumenti che cambiano in continuazione e dalla pressione di doverli padroneggiare. E la FoMO-AI, l'ansia di restare indietro rispetto a colleghi, concorrenti e novità che si rincorrono ogni settimana.
Sono dinamiche silenziose, ma capaci di erodere motivazione, serenità e qualità del lavoro se non vengono riconosciute e governate.
La dinamicità del manager fa la differenza
Qui entra in gioco il ruolo del manager. Non basta acquistare licenze o annunciare che "ora usiamo l'IA": serve dinamicità, cioè la capacità di guidare il cambiamento, accompagnare le persone e costruire le condizioni perché la tecnologia diventi un alleato.
Il manager che fa la differenza è quello che protegge le competenze del proprio team mentre lo apre all'innovazione, che dà senso e direzione all'adozione e che tiene insieme produttività e benessere. In altre parole, è chi sa creare l'ambiente in cui l'IA fa crescere le persone, invece di sostituirle un pezzo alla volta.
Guarda il video dell'intervento: https://youtu.be/eMMSH-uy8E8?si=AMdtRVmuNgFln-oD
Guarda il video completo: https://www.youtube.com/watch?v=RmYruLEO3vM
